1989

2 marzo 2014 / CENNI CRITICI / 0 Comments /

Vitalità nell’assenza
Libreria al Castello, Milano

2cop-1 E PONTIGGIA“Da qualche anno l’espressionismo cammina in salita.
Si ritiene – e con ragione – che i tempi inclinino a narrazioni più distaccate, più oggettive e che appunto le ragioni dell’oggetto abbiano sostituito le ragioni del soggetto. Il ripensamento del concettuale, da parte delle ultime generazioni, e soprattutto a Milano, sia pure in forme ludiche e ironiche, è un dato di fatto.
Questo non significa che non sussistano ancora, condotte per strade indipendenti e in questo momento non molto esplorate, ricerche che, rimanendo ancorate alla pittura, fanno i conti con la tradizione espressionista e informale. E’ il caso di Valdi Spagnulo che nelle sue carte presenta forme aggressive, non di rado accuminate, e composizioni in cui ogni volontà architettonica si spezza in una serie di frammenti.
Questo universo di tracce e di lacerti è segnato da una decisa preoccupazione materica: si veda la granulosità insistita delle carte, e l’applicazione di strato su strato, e, a volte, l’inserimento della zigrinatura, che corruga ulteriormente l’andamento già affaticato della superficie.
A medicare questa irritazione dei sostrati, che spesso assumono una fisionomia minerale, come di pietre coperte da licheni, interviene un colore dalle gamme prepotentemente vitali. Un colore non di rado acceso e squillante, che va dai rossi infuocati ai notturni blu. Un colore pieno di vita, appunto.
E credo che sia proprio la vitalità, in tutti i suoi aspetti, il tema sotterraneo, il comun denominatore di questi lavori.”

E.Pontiggia


1988

2 marzo 2014 / CENNI CRITICI / 0 Comments /

In presenza dell’assenza
Galleria l’Ariete, Bologna

 

1cop-1 F SOLMI“…Anche V.Spagnulo fa vagare quelli che Domenico Cara ha chiamato “i suoi fantasmi discreti” all’interno di uno spazio dell’immagine che resta fortemente strutturato anche laddove appare investito da una sorta di processo d’interna dissoluzione, da impulsi non tumultuosi ma inquieti e sottilmente laceranti. Eppure al fondo di questo ordine formale al quale l’arte, anche la più espressionisticamente dilatata, non può rinunciare senza perdere la sua specifica “misura”, s’avverte agitarsi un gorgo di sensi e di sentimenti non placati, di tensioni capaci di inquietare la limpidezza dei concetti che V.Spagnulo persegue con la perseveranza, e forse l’impazienza, di chi cerca nell’arte una via privilegiata di comunicazione sociale. Può darsi che nella sua formazione pittorica abbia influito in modo determinante la vocazione e lo studio dell’architettura e ciò spiegherebbe la resistenza che le strutture d’origine astratto-concreta oppongono alla dissoluzione totale dell’immagine e al passaggio di V.Spagnulo fra i tanti educlorati cultori del neoinformalismo postmoderno, levigato e di superficie quanto l’informale era tormentato e sconvolto in profondità. Sono “memorie” materiche, di collisioni e di collusioni immemorabili, quelle che Spagnulo dipinge e in cui fa riaffiorare relitti del presente che ripetono le forme degli schermi d’immagine artificiale, gli oggetti del consumo visivo: ma così alterati, così ridotti allo stato larvale che finiscono per esser partecipi di quello stato d’innocenza primigenia che l’artista riesce a ricreare nelle dimensioni senza vero spazio e senza vero tempo dei suoi dipinti….”

F. Solmi