1999

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La presenza attiva dell’assenza
Galleria Spaziotemporaneo, Milano
Galleria Ellequadro Documenti Arte
Contemporanea, Genova
Palazzo dei Priori – ex Pinacoteca, Volterra (PI)
Galerie Art 7, Nice (F)

LA PRESENZA ATTIVA DELL’ASSENZA
12cop L CARAMEL“…Attuata quella prima, e certo fondamentale, violazione dell’essere nello spazio della statua, e adottata la limitazione della superficie (del quadro, sì, ma anche tradizional-mente del bassorilievo e dell’altorilievo, quindi non estraneo alle tezcniche della scultura), Spagnulo saggia le possibilità del vuoto (oltre, certo, il piano chiuso del bassorilievo e dell’altorilievo, non però, per restare nei modelli canonici, quello aperto della transenna). Vuoto non concepito come privazione.Piuttosto in termini significanti, anche in senso strutturale, tali da riproporre il valore della materia nella sua stessa funzionalità, quando venga lavorata, per organizzare, articolatamente, l’immagine. Può apparire, così come ho cercato di ricostruirla, un’operazione “vecchia”. Quale invece non è, se si tiene conto di quell’ipotesi di base di cui s’è detto, in relazione ad un riesame critico della frequentabilità della plastica non preconcetto, e condotto direttamente nella materia e nello spazio ad essa relazionato, o da essa determinato, o modificato. Quanto alla componente mentale (non, ripeto, concettuale), essa si poneva come antitodo nei confronti della ricaduta nel materismo e, per la sua temperatura razionale, consentiva esiti non solo sperimentali. Cui Spagnulo approda subito, in opere singole o articolate in due analoghe, ma completamente diverse parti, come in veri e propri dittici. Nei quali (si vedano in questa mostra e in questo catalogo: Luogo sottratto, Segno evolvente, Fuori luogo/spazio e Segno vagante) dapprima confronta, e fa dialogare, immagini differenziate dalla presenza o assenza, per via di levare, di alcune parti. Dove, peraltro, quanto è sottratto materialmente viene sostituito da un’altra, e altrtetanto attiva presenza, quella dello spazio esterno, non più occluso, nascosto dall’opera, ma in essa intimamente integrato…”

L.Caramel


1996 – 1997

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Valdi Spagnulo, la forma nella materia
Comune di Siena
Galleria Palazzo Patrizi, Siena 1996
Galeria Lourdes Jàuregui, Zaragoza (E) 1997

11cop F POLI“…V.Spagnulo aveva dichiarato che per lui era difficile “distinguere nella materia il poetico dall’impoetico”. Mi pare che una confessione di tal genere sia di singolare interesse, perché va al di là di una semplice valutazione delle eventuali difficoltà che ogni artista si trova davanti nell’elaborazione del suo lavoro. In un certo senso, si può dire che è di per sé una dichiarazione di poetica, sia pure in modo implicito e problematico. L’artista, in questo caso, all’apparenza sembra accettare i presupposti dell’estetica crociana di divisione fra poesia e non poesia, ma in realtà vi si oppone radicalmente, dato che per lui la questione si propone su un piano diverso: quello della fisicità e dell’energia espressiva intrinseca alla materia (e cioè ai materiali costruttivi dell’opera), senza ansie idealizzanti di superamento e sublimazione dei limiti costruttivi che ne definiscono le condizioni specifiche d’esistenza. In altri termini per Spagnulo, non si tratta di dar vita alla forma (poetica) dell’opera in contrapposizione alla sua realtà concreta, ma al contrario, la linea di ricerca è quella diretta di incontro-scontro con la dura, pesante, opaca, densa, pulsante esistenza delle strutture materiali. Una ricerca che prende forma e senso proprio da una ostinata, e a volte ossessiva, interrogazione della materia, per trasformare la sua anima oggettuale indeterminata, le sue potenzialità cupe e amorfe in qualcosa che viva nella enigmatica e sospesa dimensione dell’incanto estetico, e cioè di quella condizione al di fuori delle normali coordinate dello spazio e del tempo che caratterizzano l’esistenza quotidiana delle cose di questo mondo. La forza dell’opera, dunque, nasce dalla sua identità costruita proprio all’interno della dialettica fra realtà e rappresentazione, fra ordine e disordine, fra distinto e indistinto. Il che vuol dire, anche fra poetico e impoetico, dove è essenziale sottolineare l’importanza del “fra”, vale a dire lo spazio che divide e collega il “poetico” all’”impoetico”…..”

F.Poli


1996

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Duel Art
stand personale galleria Spaziotemporaneo
Villa Borromeo, Cassano d’Adda (MI)

10cop-1 L CAVADINI 2“…Per V.Spagnulo l’apporto coloristico è quanto mai contenuto: neri, bianchi, varie tonalità di grigio e poi materiali tra i quali prevale, come colore, soprattutto il rame. Una tavolozza sobria che non si adatta alla lettura, unitaria e duplice nello stesso tempo, che le sue opere consentono. In compenso la tecnica utilizzata è composta: legni incisi e levigati col fuoco si compongono con ferri, rami e piombi piegati o sagomati, carte e altro ancora. Il tutto in una logica che appare quanto mai stimolante. Ogni opera è infatti giocata su un dittico in cui si accostano due lavori che sono l’uno il negativo dell’altro, un negativo singolare però che non si affida solo alla complementarietà di bianco e nero, ma svolge un interessante interscambio tra pieni e vuoti, tra la palpabilità della materia e l’impalpabilità del nulla. Negativo e positivo, comunque, non come contrappo-
sizione, quanto come rilettura, come una nuova interpretazione (che alla fine risulta essere la stessa) di un avvenimento, di una azione, di un movimento. Il tracciato descritto dal filo e dalla lamina di ferro o di rame, trova una sorta di prima eco dentro il pezzo singolo e poi si dilata dentro il secondo quadro e reciprocamente i due si rilanciano il messaggio…”

L.Cavadini


1996

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Dialogo: D.Nenciulascu, V.Spagnulo
Galleria Spaziotemporaneo, Milano

9 cop L CAVADINI 1“…Pur muovendo da un supporto rettangolare, la composizione ne oltrepassa quasi sempre i limiti non tanto per il rifiuto di costrizioni esteriori, quanto per l’urgenza di espansione implicita nei “temi” delle varie composizioni. Temi non riconducibili a nar-razioni esplicite, quanto piuttosto a ipotesi mentali in cui risulta inarrestabile quel bisogno di movimento che è ben “mimato” dalle evoluzioni di forme curve che possono rimandare all’ellisse piuttosto che al cerchio. In esse la continuità del percorso no è ne-
cessariamente assicurata da elementi tangibili, ma risponde spesso a pure suggestioni o desideri che non hanno bisogno di materializzazione. L’azione che avviene (o è ipotizzata) nello spazio si avvale così di un’altra dimensione che supera e completa <br>quelle tipiche dell’intervento plastico. Il tempo. Ed è proprio questa incognita che attri-
buisce ad ogni proposta una valenza che oltrepassa il contingente e contribuisce ad estenderne il contenuto e il significato. La risonanza che si genera all’interno di ciascuno e poi tra i due elementi di ogni opera, porta ad una diffusione spaziale che si potenzia nel tempo e contemporaneamente suggerisce un ricerca delle origini e delle cause di questa azione infinita ed illimitata. Una “origine dirompente” come recita il titolo di una delle opere più recenti? Forse. Certamente, nel loro equilibrio, queste opere richiamano l’attenzione sull’opportunità di letture plurime degli eventi, dalle azioni, ma anche delle parole, per non rischiare l’appiattimento di interpretazioni univoche di una realtà dalle molte facce e dalle molteplici possibilità di sviluppo…”

L.Cavadini


1995

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Per contro: G.Benedini, V.Spagnulo
Castello Visconteo, Trezzo sull’Adda (MI)

SOLITUDINE, DOLCE COMPAGNA
8cop-1 S PARMIGGIANI“…V.Spagnulo costruisce i suoi lavori con materiali primari (ferro,piombo,rame,carta, grafite mescolata a briciole di ferro,carta vetrata,cera,legno,feltro) su cui interviene, con scavi, rotture, bruciature,slabbrature, sovrapposizioni che sembrano volere catturare, di quei materiali, la fibra, l’intima natura, l’anima. Anche per effetto di questi interventi la superficie dell’opera acquista una profondità insondabile; l’artista fonde materiali, segno e pittura in gorghi e vele d’ombra, veleni di piombo, liriche testimonianze di una bellezza misteriosa, indicibile e perduta. C’è poi, in Spagnulo un senso geometrico assoluto, una tensione alla costruzione di forme scandite da confini precisi: ogni superficie è ripartita in spazi, individuati dai materiali, mossi al loro interno da bave di linee, da forme raccolte….. Del resto, se si vuole restare fedeli alla sensazione e al sentimento, è impossibile racchiuderli in una realtà definita. Le superfici sono solcate da fremiti, brividi di forme, come ghiaccio che si coaguli da una liscia distesa d’acqua; appaiono ombre, cuniculi, nicchie, porte che danno sul buio, barriere che attraggono ma che forse non si possono varcare, come se in quelle apparizioni spettrali si celassero insieme verità e angoscia mortale. Le forme create da Spagnulo alludono talvolta a meridiane, a cles-sidre, ad un perenne moto circolare che ha in sé l’idea del tempo che scorre e che sempre ritorna….. Non è casuale, credo, che Spagnulo realizzi spesso due versioni dello stesso soggetto: una in bianco, solcata da brezze di madreperla, ed una in nero, dove spira l’aria fosca dell’abisso. Le stesse forme, con le loro ombre riflesse come in uno stagno, in una palude, diventano allora immagini completamente diverse, come se la luce fosse il luogo della metamorfosi…”

S.Parmiggiani


1995

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Il colore dell’ombra
Chiostro di S.Agostino Sala dei Putti,
Pietrasanta (LU)

7cop-1 R BOSSAGLIA“…Per aver meditato sulla lezione concettuale, Spagnulo compie un’operazione in certa misura inversa rispetto a quella dei suoi predecessori storici, badando a spiritualizzare sempre più la materia, e a sublimarla in un’immagine incorporea. Utilizza supporti e strumenti eterogenei per le sue composizioni, dalla carta al legno, dalla graffite allo smalto, e così via, con il quasi costante intervento del fuoco, cioè di bruciacchiature, che par quasi una purificazione simbolica. Il risultato è tuttavia di una grande coerenza compositiva ed espressiva, i materiali si fondono come se fossero pensati, non concreti, come se si facessero pitture sottili; ed è risultato che ben corrisponde, nella vibrata contenutezza degli effetti, ai titoli apposti alle opere, segnali delle intenzioni dell’artista; i titoli fanno appello a memorie arcaiche – l’arte come traccia minima, ma altamente significativa della presenza della creatività – e al silenzioso emergere di forme, vive per la loro logica liguistica, dall’indistinto materico. V.Spagnulo opera con rigore sul lieve discrimine che separa la forma dall’informe, il colore dall’ombra cogliendo i primi acceni di un alitare di vita con grande padronanza del mestiere e insieme una tensione metaforicamente tutta mentale. Quasi una filosofia “per penicilla”.”

R.Bossaglia


1994

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La pittura come scandaglio dell’anima
Galleria la Meridiana, Agrate Brianza (MI)

6cop-1 L CAVADINI“…Nel lavoro di V.Spagnulo una attenta lettura porta subito oltre la scorza esteriore, rinviando il fruitore a considerazioni estetiche in cui i materiali diventano momenti della composizione, alla stregua del colore e con il colore si integrano e si “confrontano”.
Eccoci allora ad affrontare il lavoro proposto in questa mostra, che è esemplare della ricerca degli ultimi due anni…… Due sono le caratteristiche da evidenziare: in primo luogo il definirsi di un “disegno” – che non appare ma è sotteso a tutta la composizione – di grande rigore e poi il bisogno di lavorare sull’opera in approfondimento (con lo scavo quindi dentro essa) o in emergenza (con l’applicazione di forme-materiali che la rilevino e la immettano nello spazio). E’ allora di immediata percezione una presenza spaziale ben definita, ma leggera, che non è mai incombente o aggressiva. Il “disegno” ha una forte caratterizzazione che si sente nelle linee che individuano una frammen-tazione della superficie di base e strutturano le forme. Sono forme che non concedono nulla alla descrittività, ma risultano intense ad eloquenti nella loro stringente presenza, sia quando sono esito pittorico, sia quando sono definite da applicazioni di materiali metallici, sia quando ancora sono “scavate” nel legno di supporto. Il dialogo che si instaura tra queste forme, diverse nella loro consistenza e diversamente equilibrate dentro l’opera, è in grado di sollecitare reazioni e sensazioni, rispondenti a interne vibrazioni e a interni rimandi. L’immersione nello spazio, voluta e insistita, attiva ulteriori rinforzi espressivi che derivano dalle modificazioni portate dalla luce e dalla sua diversa incidenza sulle opere. E’ ben superata, sia nella costruzione che nella connotazione finale, la fase di pura pittura (o di pittura che si avvale del collage di materiali) per una integrazione di fatto delle varie presenze in una unità espressiva sicuramente valida….”

L.Cavadini


1992

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A.Reggianini, V. Spagnulo
Centro Culturale Edison
Galleria delle Colonne, Parma

DEI MATERIALI ELETTI
5cop-1 A VECA“… Dall’osservazione dei lavori nel loro complesso mi sembra plausibile una lettura sintetica dell’opera come un “campo di relazioni” dove presenze diverse, per forma e per origine, entrano in contatto corrispondendo secondo la logica di un ”equilibrio” in tensione. Si evidenzia allora un ordine compositivo che predilige l’asimmetria dell’impianto o, quando questa viene contradetta dalla presenza di un “luogo” centrale prevalente, l’eterogeneità degli interventi. Un gioco per “differenze” allora, che privilegia la fisionomia delle singole componenti…..
L’importanza accordata agli aspetti strettamente operativi credo sia uno dei segnali più interessanti del lavoro: non si tratta di abilità tecnica nel manipolare i materiali – evidentemente necessaria per l’essenzialità costruttiva dell’opera, per come cioé Spagnulo intende portare a compimento il pezzo trattato – quanto del mettere in videnza per ciascuna componente la sua reazione all’intento manipolatorio. E l’attenzione alla natura e alla qualità dell’operare direttamente fisicamente lasciando scoperto l’intervento, evitando cioè di camuffare o abbassarne gli esiti all’opposto evidenziandoli, costituisce un frangente non occasionale di una necessità di rapporto diretto di conoscenza tattile delle “cose” altrimenti negata o contradetta dal dominio del visivo o di un bagaglio artificiale delle “cose” che ci circondano tendenzialmente estraneo o illusorio rispetto ai sensi. Non a caso i materiali eletti dal legno alla carta, al rame, al piombo, appartengono a una generazione precedente rispetto a quelli con cui oggi siamo in contatto: ma la loro frequenza non è scelta di nostalgia quanto invece dettata dalla loro “fotogenia” rispetto alla manipolazione, diretta o indiretta.…”

A.Veca


1992

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Tracce
Galleria San Fedele, Milano

4cop-1 M N VARGASULLE “TRACCE” DI VALDI SPAGNULO
“… Per esempio, sulle “tracce” di V.Spagnulo c’è materia siner-getica: conflitto di tensioni convertite dagli eventi al farsi delle immagini; coscienza e memoria dell’ ”essere nella ricerca” alla ri-flessione della materia nella pittura. Un’esperienza, la sua, che riflette o rinnova la sintesi binaria arte-vita, di estrazione “romantica” se vogliamo, per lasciarsi decantare sulle proprie “tracce” in un cortocircuito di emozioni amalgamate nello spazio disponibile a ricevere dalla materia e dai materiali le istruzioni per l’uso pittorico: in funzione del “racconto”. E perire per raccontare tutto ciò che ri-produce il “senso” (non il significato) della realtà. Curiosamente, dopo la laurea in architettura, V.Spagnulo ha rigettato, l’ordine costruttivo delle cose per contaminarsi, quasi osse un’abluzione liberatoria, nel magma polimaterico della pittura; però con la consapevolenza di ricevere dalla materia e dai materiali più eterogenei quanto avrebbe voluto (e saputo in seguito) restituire alla revisione dei “testi” (o dei pre-testi) formali e immaginativi. Così, ora, l’architetto si autodistrugge per ricostruirsi nel pittore, attraverso gli Spazi della materia (1990) decantati sulle Tracce della materia (1990). Pertanto nell’ultimo biennio il pittore (memore del’architetto… rimosso) viene deliando la propria visione poetica in un’equilibrata ripartizione delle “tracce” nell’ambito di “spazi” compositivamente meglio orchestrati. …”

M.N.Varga


1991

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Percorsi della materia
Biblioteca Comunale, S. Donato Milanese (MI)

3cop-1 M DE STASIO“…Il lavoro di V.Spagnulo è una sorta di tela di Penelope dove continuamente si disfa per rifare, si disgrega per ricostruire, si lacera per ricomporre, si cercano insomma nuove unità, nuovi equilibri sempre difficili e temporanei. Le forme, che pure tendono alla geometria, sono segnate al loro interno da lacerazioni, le geometrie vengono recuperate con fatica attraverso la ricomposizione di forme dai contorni irregolari.
Sullo spazio del supporto, le forme – dipinte o sovrapposte a collage – si pongono distanziate, lontane tra loro, ma c’è poi sempre un segno, un intervento che le ricollega, le pone in relazione, che, come un ago, trafigge per ricucire, per rimediare ad una separazione, che si tratti di un tessuto strappato o di una ferita aperta. Ma non sta qui la sola contrapposizione, la sola armonia di contrasti che è operante nel lavoro di Spagnulo, non meno importante è il mettere in rapporto materiali brutali, grezzi, poveri con momenti di pittura elegante, a volte addirittura preziosa. Colori raffinati, azzurri, grigi, colori d’acqua o d’aria, luci filtrate dalle nuvole, ma anche interventi aggressivi di rossi accesi, che attraversano quasi con violenza la composizione, che smentiscono la discrezione, la misura delle armonie di toni sottovoce con la forza di un gesto e di un grido. Giustamente la critica ha sottolineato l’importanza della componente architettonica, costruttiva nell’opera di V.Spagnulo; il problema dello spazio è un nodo centrale nel suo lavoro; la sua è pittura, e quindi bidimensionale, ma tende alla tridimensionalità…”

M. De Stasio