2011 – carta Hahnemuhle 300gr Matrice rame, inserti telaio ferro e plex, acquatinta e puntasecca, foglio 100 x 70 cm, lastra 49,5 x 67 cm ca
foto A.Bellati
2009 – carta Hahnemuhle 300gr Matrice acciaio Collograph colore bianco a secco foglio 35,5 x 32 cm lastra 21x 24 cm ca
foto A.Bellati
VALDI SPAGNULO – RIVERBERI
Giardino della Pinacoteca Palazzo Vitelli alla Cannoniera
Città di Castello (PG)
Valdi Spagnulo. La scultura come spazio della luce
Pasquale Fameli
La ricerca artistica di Valdi Spagnulo si pone al confine tra scultura, architettura e disegno, una triplice intesa volta a una conquista al contempo costruttiva e lirica dello spazio. La formazione architettonica ricevuta al Politecnico di Milano negli anni Ottanta fornisce la base ideale per una sensibilità plastica tesa a coniugare il rigore del progetto all’imprevedibilità del segno. Il suo lavoro nasce infatti all’intersezione tra la logica di struttura e l’inclinazione della materia, un’area in cui convergono elementi radicati nell’astrazione italiana, ma spesso vissuti come fattori inconciliabili, distintivi di tendenze storicamente separate, di percorsi creativi differenziati. Uno dei grandi problemi dell’arte contemporanea, affrontato lungo tutto il Novecento e fino a oggi, è quello di alleggerire la scultura, sottrarla alla sua secolare grevità. E questo alleggerimento può avvenire in molti modi: la scelta dei materiali, lo svuotamento dei volumi, l’assottigliamento delle superfici. Spagnulo esplora tutte queste possibilità: non pensa la scultura come una massa chiusa o come un blocco compatto; al contrario, adotta e imbastisce un sistema di segni che si aprono e si dilatano nello spazio, come un disegno tridimensionale che cattura la luce e solidifica i contorni. L’acciaio, materiale pesante e resistente per antonomasia, diventa nella sua pratica una superficie sottile e vibrante che riflette la luce e reagisce agli agenti atmosferici, in contrappunto a materiali fisicamente opposti come il plexiglass o il vetro: materiali della trasparenza, un altro fattore funzionale ad alleggerire la scultura. In questi innesti impropri e precari la scultura perde consistenza per diventare soglia praticabile, luogo percorribile.
Un aspetto affatto secondario nella ricerca plastica di Spagnulo risiede nel rapporto gestuale che l’artista intrattiene con i materiali: egli rifiuta molto spesso la prefigurazione garantita dal disegno preparatorio per avviarsi a un’esperienza della forma, a una definizione graduale, raggiunta per via di piegature, saldature, torsioni e resistenze. Quelli che a prima vista possono apparire come scheletri o frammenti di volumi ormai dissolti, esistiti un tempo in qualche punto dello spazio, si rivelano allora come tracce, come memorie di un contatto fisico, di un dialogo tra corpi. Da questo dialogo scaturisce la tensione che percorre la sua opera sin dai suoi primi esiti: un contrasto tra il rigore della costruzione e l’imprevedibilità dell’intuizione. Negli ultimi vent’anni la scultura di Spagnulo si è evoluta da forme più compatte e verticali verso configurazioni sempre più aperte, che dialogano con l’ambiente e con la luce. L’artista concepisce lo spazio non come contenitore, ma come parte integrante dell’opera: lo spazio viene anzi “contenuto” dalla scultura, attraversato dalle sue strutture, coinvolto nella percezione visiva. È una concezione plastica vitale, che si oppone tanto alla monumentalità tradizionale quanto alle purezze assolute dell’astrazione geometrica. La sua scultura è un organismo posto in un equilibrio instabile, un campo di forze in cui le linee di metallo o di vetro si sollevano come segni nello spazio, creando una partitura che vibra con la luce naturale. L’introduzione di materiali trasparenti o riflettenti segna un passaggio decisivo: la luce diviene infatti coautrice dell’opera. Ogni piega, superficie o frammento restituisce un’immagine mutevole, che cambia a seconda dell’ora, della stagione, della posizione dello spettatore. È il momento dello scontro tra la fissità della struttura e la mobilità della percezione. Quella di Spagnulo è infatti una scultura che respira, che vive nel tempo, che si trasforma con lo sguardo di chi la incontra.
Veniamo adesso a Riverberi, l’installazione concepita nel 2009 e oggi collocata nel giardino della Pinacoteca Comunale di Città di Castello. Essa rappresenta una sintesi ideale di questo percorso, configurandosi come un dispositivo di relazione tra segno, ambiente e spettatore. L’opera è composta da dieci elementi verticali, ciascuno dei quali alto quasi tre metri, realizzati in acciaio inox lucido, brunito e spazzolato, arricchiti da inserti di plexiglass colorato e trattato. L’incontro tra il metallo e il plexiglass è funzionale a generare un conflitto plastico: il metallo assume la robustezza della scultura tradizionale, ma è lavorato in modo che la sua presenza non risulti massiva e chiusa, bensì aperta, riflettente, permeabile. Il plexiglass introduce leggerezza e trasparenza, favorendo la rifrazione della luce, un elemento quasi etereo che contrasta la grevità dell’acciaio. Lo stesso Spagnulo propone l’immagine dell’«albero d’acciaio» che si specchia in una «pozza d’acqua», di luce: una metafora che rivela come la scultura non si limiti a occupare lo spazio, ma provveda a rifletterlo e a moltiplicarlo, rivelando ulteriori livelli di comprensione. La verticalità degli elementi introduce una dimensione ascensionale, quasi metafisica: quei sottili fusti metallici si elevano dallo spazio del giardino e si stagliano contro il cielo per profilare una possibile partitura dello spazio. Non si tratta di monumentalità: la leggerezza visiva sottrae imponenza e trasforma la scultura in un evento, in un’esperienza dinamica. L’opera converte lo spettatore da osservatore passivo a soggetto attivo che partecipa alla scansione dello spazio. Il giardino, il museo, la città e i visitatori entrano in relazione tra loro. L’opera così si trasforma nel tempo, a ogni visita, a ogni sguardo: la luce cambia, le ombre si allungano, i riflessi si modificano, l’esperienza percettiva muta con lo scorrere del tempo e delle condizioni atmosferiche. Questo implica che non esista un punto di vista privilegiato, ma un’infinità di prospettive possibili.
I dieci elementi verticali disegnano pertanto un ritmo nello spazio, sono i simboli di un alfabeto arioso che riflette la luce e la amplifica. La ripetizione apparentemente modulare degli elementi è perpetuamente disattesa, variata da torsioni, riflessi e interstizi che dinamizzano lo spazio accolto nell’opera. Come suggerisce lo stesso titolo, il significato di Riverberi risiede proprio nella differente propagazione degli elementi nello spazio, grazie alle finiture, alle curvature, agli scivolamenti tra riflesso e trasparenza. Per questo motivo la collocazione dell’opera nel giardino della pinacoteca non è priva di significato. La scultura si sottrae agli spazi deputati del museo per divenire un luogo vivo, ricco di suoni, bagliori, movimenti. Il dialogo tra la solidità dell’acciaio e la mobilità dell’ambiente naturale tematizza dunque il nucleo stesso della poetica di Spagnulo: la ricerca di una forma che non chiude, ma che apre, che non domina lo spazio, ma lo accoglie. D’altronde lo stesso artista stesso ha più volte ribadito come il cielo, l’aria e la luce siano fattori integrativi, elementi attivi che completano l’opera. Questa dialettica è ciò che rende l’opera di Spagnulo pienamente attuale: un’arte che si muove tra concretezza e immaterialità, tra presenza e dissolvenza. Un invito a riflettere sulla relazione tra segno e ambiente, tra materia e luce. Uno spazio per lo sguardo, ma anche un nuovo luogo per la mente.
Comunicato stampa
RIVERBERI
Presentazione del catalogo dell’installazione di Valdi Spagnulo allestita nel giardino storico della Pinacoteca di Palazzo Vitelli a Città di Castello e visita guidata con il FAI
La Pinacoteca Comunale di Città di Castello riprende le attività dopo la parentesi estiva Venerdì 11 settembre alle ore 17.00, con la presentazione del catalogo di Riverberi, l’installazione di Valdi Spagnulo allestita nel giardino storico di Palazzo Vitelli. Per l’occasione l’assessorato alla cultura di Città di Castello ha pensato a un incontro pubblico dove il volume edito da Luoghi interiori per la collana della Event Room sarà illustrato.
Alla presentazione interverranno l’assessore Michela Botteghi, il curatore Pasquale Fameli, la storica dell’arte Livia Castellani e l’artista Valdi Spagnulo, in un appuntamento che offrirà l’occasione per approfondire la genesi dell’opera, il suo rapporto con l’architettura e con lo spazio del giardino e i temi centrali della ricerca dell’artista. Sarà inoltre presente il gruppo FAI di Città di Castello con la referente Eleonora Reali per una visita guidata all’opera.
Con queste parole l’assessore Michela Botteghi annuncia l’iniziativa: “La pubblicazione, edita da Luoghi interiori, è il quarto volume della collana nata per accompagnare e documentare le attività della Event Room, lo spazio della Pinacoteca dedicato all’approfondimento e alla valorizzazione della ricerca contemporanea che tante mostre ha già ospitato dalla data della sua apertura nel 2024 e che ha dato l’avvio anche ad una serie di pubblicazioni specifiche sul contemporaneo tra cui il volume dedicato a Vittorio Brandi Rubiu, quello dedicato a Claudio Verna e alla mostra In/stanze. Con Riverberi, la collana amplia idealmente i propri confini: per questa occasione, infatti, l’Event Room si apre al giardino storico di Palazzo Vitelli, trasformandolo in uno spazio espositivo e di riflessione.” Il volume si arricchisce inoltre delle bellissime fotografie realizzate da Enrico Milanesi.
La scelta del giardino non è casuale. Riverberi, opera concepita da Spagnulo nel 2009, trova proprio nel rapporto con l’ambiente naturale una delle sue dimensioni più significative. L’installazione è composta da dieci elementi verticali alti quasi tre metri, realizzati in acciaio inox lucido, brunito e spazzolato, con inserti in plexiglass colorato e trattato. Strutture sottili, aperte e vibranti che, invece di imporsi sullo spazio, lo attraversano e lo accolgono, instaurando un continuo dialogo con la luce, il cielo, l’aria e lo sguardo del visitatore.
La ricerca di Valdi Spagnulo si sviluppa al confine tra scultura, architettura e disegno. Formatosi al Politecnico di Milano negli anni Ottanta, l’artista ha costruito nel tempo una poetica fondata sulla tensione tra il rigore della struttura e l’imprevedibilità del gesto, tra la solidità della materia e la sua progressiva apertura verso lo spazio.
Nelle sue opere l’acciaio, materiale per eccellenza associato alla forza e alla gravità, viene assottigliato, piegato e articolato fino a trasformarsi in una sorta di disegno tridimensionale. Il plexiglass e gli elementi trasparenti o riflettenti accentuano ulteriormente questa ricerca di leggerezza, facendo della luce una componente attiva dell’opera.
In Riverberi questa poetica raggiunge una particolare evidenza. I dieci elementi scandiscono il giardino come un alfabeto di segni nello spazio, una partitura aperta e continuamente modificata dalle condizioni atmosferiche e dalla posizione dello spettatore. Le superfici riflettenti catturano e restituiscono frammenti dell’ambiente, mentre il plexiglass introduce trasparenze e variazioni cromatiche. La scultura non appare così come un oggetto concluso, ma come un dispositivo capace di generare nuove relazioni tra materia, luce e ambiente.
Il titolo Riverberi richiama proprio questa capacità di propagazione e trasformazione: i riflessi della luce, le immagini che si moltiplicano sulle superfici metalliche, le trasparenze e le ombre fanno sì che l’opera cambi continuamente nel corso della giornata e delle stagioni. Non esiste un unico punto di vista privilegiato: il visitatore è invitato a muoversi, a entrare nella composizione, a percepire il mutare dell’opera insieme al mutare dello spazio che la circonda.
Il giardino storico di Palazzo Vitelli diventa quindi parte integrante dell’installazione. La scultura si sottrae allo spazio chiuso del museo per misurarsi con un luogo vivo, nel quale la presenza dell’opera entra in relazione con la vegetazione, il cielo, la luce naturale e il movimento delle persone. Il museo e la città, l’architettura e la natura, la materia e l’immateriale vengono così coinvolti in un’unica esperienza percettiva.
Il volume pubblicato da Luoghi interiori documenta e approfondisce questo progetto, offrendo una nuova occasione di lettura dell’opera di Spagnulo e del suo rapporto con il patrimonio storico e architettonico di Città di Castello. Un libro che, come l’installazione, vuole essere uno strumento di attraversamento: non soltanto la memoria di un progetto espositivo, ma un invito a interrogarsi sul modo in cui una scultura può abitare un luogo e trasformare la nostra percezione dello spazio.
Presentazione del catalogo Riverberi
Venerdì 11 settembre ore 17.00
Pinacoteca Comunale di Città di Castello – Palazzo Vitelli
Interverranno:
Michela Botteghi, assessore alla cultura
Pasquale Fameli, curatore
Livia Castellani, storica dell’arte
Eleonora Reali, storica dell’arte responsabile gruppo FAI Città di Castello
Valdi Spagnulo, artista
Catalogo: Luoghi interiori
Collana: Event Room – Pinacoteca Comunale di Città di Castello
VALDI SPAGNULO – LA MATERIA DELL’OMBRA
Studio Masiero – Milano
Valdi calcografico
Luca Pietro Nicoletti
La calcografia occupa per ora una posizione appartata nella ricerca di Valdi Spagnulo, ma gli esiti più recenti promettono ulteriori sviluppi. In un primo tempo, frutto di sporadiche esperienze, egli aveva cercato di tradurre in matrice per la stampa le sculture filiformi e il raddoppio provocato dall’ombra, in un dialogo fra acquatinta e stampa a secco con qualche intervento di acquaforte. L’incontro a Udine con Corrado e Gianluca Albicocco, alla fine del 2025, gli ha fatto invece scoprire le possibilità della materia nella lavorazione della lastra di zinco, e di un assemblaggio articolato che non solo gli consente il ricorso a intarsi di colore dentro un magmatico mondo di ombre, ma fa sì che il foglio recepisca modulazioni epidermiche della superficie, stesure dilavate e satinate inchiostrature di nero intenso e profondo, come tipico nel lavoro della stamperia friulana. Di fatto, si è trattato di ragionare con gli strumenti progettuali del collage, traducendone poi il complesso palinsesto fra acquetinte e lavis, tamponature e stesure a pennello degli acidi di morsura sulla superficie all’acquatinta, intervallati da fondini e lastre sagomate passate sotto il torchio contestualmente alla matrice, in modo da ritagliare delle zone di puro e intenso colore a contrappunto della monocromia. Valdi, infatti, pensa l’opera calcografica con la stessa progettualità̀ empirica e istintiva adottata per i collage di carte con inserti polimaterici. D’istinto, infatti, egli segue un’idea, ma lascia che prenda vita modificandosi lungo il percorso, aprendosi anche a interventi eterodossi: il ruolo ricoperto da frammenti di vetro e lamine metalliche nelle opere grafico-pittoriche, infatti, è svolto qui da carte vetrate inchiostrate e stampate, che durante la genesi delle prime quattro grandi incisioni da Albicocco gli hanno suggerito il motivo per una serie aggiuntiva di monotipi. Egli, del resto, avvicina la matrice da scultore, con gesti larghi e istintivi che intaccano la vocazione geometrica delle masse, come isole o pianeti in lento movimento, tenuti insieme da un’attrazione verso il centro più forte di qualsiasi deriva ordinata o diagonale. La sovrapposizione dei piani, talvolta virtuale ma spesso effettiva nello stesso assemblaggio della matrice con le sue appendici, crea una spazialità̀ fluttuante, che rompe gli schemi razionali con effetti drammatici: l’ombra della scultura, qui, appare intensamente in controluce.
COMUNICATO STAMPA
VALDI SPAGNULO
Materia dell’ombra
a cura di Luca Pietro Nicoletti
inaugurazione 21 maggio alle ore 18.30 – 21 maggio – 3 luglio 2026
Studio Masiero, via Villoresi 28, Milano
Giovedì 21 maggio alle ore 18.30 lo Studio Masiero presenta Materia dell’ombra, nuova mostra personale di Valdi Spagnulo a cura di Luca Pietro Nicoletti. Terzo appuntamento espositivo dell’artista negli spazi milanesi della galleria, la mostra riunisce un nucleo di opere recenti che segnano un nuovo sviluppo nella sua ricerca, introducendo con forza il linguaggio della calcografia e del monotipo accanto a carte e sculture di ultima produzione. Nato dal confronto con Corrado e Gianluca Albicocco della storica stamperia di Udine, questo nuovo ciclo di lavori si allontana temporaneamente dai materiali che hanno reso riconoscibile il percorso di Spagnulo — ferro, vetro e plexiglass — per concentrarsi sulle possibilità espressive della matrice incisa e della carta. Sebbene realizzate attraverso un medium inedito rispetto alla sua pratica abituale, queste opere mantengono intatta la riconoscibilità del linguaggio di Valdi, trasferendo nella dimensione calcografica le stesse tensioni materiche e spaziali della sua ricerca scultorea: segni, tensioni, ombre e stratificazioni continuano infatti a costruire spazi instabili e dinamici, sospesi tra equilibrio e vibrazione materica. Come osserva il curatore Luca Pietro Nicoletti nel testo che accompagna la mostra, l’artista “avvicina la matrice da scultore, con gesti larghi e istintivi che intaccano la vocazione geometrica delle masse, come isole o pianeti in lento movimento, tenuti insieme da un’attrazione verso il centro più forte di qualsiasi deriva ordinata o diagonale”, dando origine a superfici attraversate da neri profondi, velature, abrasioni e improvvise accensioni cromatiche. Le incisioni e i monotipi si sviluppano così come veri e propri organismi spaziali, nei quali la luce e l’ombra diventano elementi strutturali della composizione. La pratica calcografica diventa per Spagnulo un terreno di sperimentazione aperta, dove il procedimento tecnico si intreccia a una progettualità intuitiva e processuale. Acquetinte, lavis, fondini, lastre sagomate e inserti materici costruiscono immagini dense e fluttuanti, capaci di evocare paesaggi interiori, tensioni spaziali e architetture in trasformazione. In dialogo con le opere grafiche, la mostra presenta inoltre alcune nuove carte realizzate appositamente per l’occasione e una selezione di recenti sculture, creando un percorso unitario attorno al tema dell’ombra come presenza fisica, energia e memoria della forma.
La mostra, aperta fino al 3 luglio, sarà visitabile oltre agli orari di galleria, anche nel fine settimana, previo appuntamento.
Valdi Spagnulo nasce a Ceglie Messapica (Brindisi) nel 1961, e trascorre la sua infanzia in Puglia a Grottaglie (TA), località nota per la produzione della ceramica artigianale e artistica, frequentando l’ambiente creativo ed intellettuale dell’area pugliese e non solo sin da giovanissimo, grazie a suo padre, l’artista Osvaldo Spagnulo. Nel 1973 con la famiglia si trasferisce a Milano, aprendosi all’ambito europeo con viaggi in Francia, Germania, Svizzera, e iniziando studi artistici dapprima al Liceo Artistico di Brera, poi alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, dove si laurea nel 1984. Parallelamente, l’inizio degli anni Ottanta segna il suo esordio come pittore e l’avvio di una fitta attività espositiva, fra cui si segnalano le lunghe collaborazioni dapprima con la Galleria delle Ore di Giovanni Fumagalli, poi con Spaziotemporaneo di Patrizia Serra, oltre a numerose altre personali e partecipazioni a collettive presso altri spazi espositivi. Nel 2001 riceve il primo Premio per la Pittura dell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma. La sua bibliografia monografica annovera testi e curatele di: Giacomo Biagi, Rossana Bossaglia, Luciano Caramel, Cristina Casero, Livia Veronica Castellani, Luigi Cavadini, Claudio Cerritelli, Marina De Stasio, Elena Di Raddo, Pasquale Fameli, Rachele Ferrario, Lorenzo Fiorucci, Sara Fontana, Matteo Galbiati, Kevin Mc Manus, Luca Pietro Nicoletti, Sandro Parmiggiani, Francesco Poli, Elena Pontiggia, Franco Solmi, Alessandro Trabucco, Miklos N.Varga, Alberto Veca e Giorgio Zanchetti. Sue opere figurano in collezioni pubbliche fra cui l’Accademia Nazionale di San Luca (Roma); collezione Intesa Sanpaolo (Milano); Museo della Permanente (Milano); Museo della Biennale di Gubbio (Gubbio-PG); Museo Casa Boschi Di Stefano (Milano); Camera del Lavoro (Reggio Emilia); MACAM (Maglione Canavese – TO); Fondazione Museo Michetti (Francavilla a Mare – CH); Museo del Premio Suzzara (Suzzara – MN); Parco Sculture Braida – Copetti (Premariacco – UD); Parco Sculture dell’Arte Idroscalo (Milano); CSAC Università di Parma (Parma); Giardino Pinacoteca Comunale – Palazzo Vitelli alla Cannoniera (Città di Castello – PG). Vive e lavora principalmente a Milano. Svolge l’attività di docente per la cattedra di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.
ESPOSIZIONI PERSONALI
2026 Materia dell’ombra, Studio Masiero, Milano (a cura di L.P. Nicoletti). 2025 Riverberi, Palazzo Vitelli alla Cannoniera – Giardino della Pinacoteca Comunale, Città di Castello (PG) (a cura di P. Fameli). 2024 Tropici della scultura, Studio 28nero, Firenze (a cura di G. Biagi). 2023 Fermar l’aria, Oltrearte Artecontemporanea e Palazzo Sarcinelli, Conegliano Veneto (TV) (a cura di L.P. Nicoletti). 2021 Ritmi visibili, con Enrico Della Torre, Studio Masiero, Milano (a cura di K. Mc Manus). 2019 Abita l’uomo, con Patrizia Bonardi, BACS, Leffe (BG) (a cura di K. Mc Manus); Linee, con Mario Raciti, Villa Arconati – Fondazione Augusto Rancillio, Castellazzo di Bollate (MI) (a cura di Lorenzo Fiorucci e L.P. Nicoletti); Contrappunto, Studio Museo Francesco Messina, Milano (a cura di L.P. Nicoletti). 2017 Opposte similitudini, con Attilio Tono, Ex Abbazia di San Remigio, Parodi Ligure (AL) (a cura di M. Galbiati e K. Mc Manus). 2016 Plasmare la contemporaneità, Museum Hall, Boscolo Hotel Milano (a cura di M. Napoli). 2015 Domus mentis, Studio Masiero, Milano (a cura di C. Cerritelli); La Via Lattea, Galleria Gli eroici furori e Studio Gabelli, Milano (a cura di S. Agliotti e G. Gabelli). 2014 Sguardi sospesi – sculture 2007/2014, Sala del Broletto, Como (a cura di C. Cerritelli). 2013 Arte e… Quintessenza, Quintessenza Tenuta Quadra, Cologne (BS). 2009 Dipinti e Sculture, AR Officina Arte Contemporanea, Gorgonzola (MI). 2007 Asimmetrie-pieghe-torsioni, Galleria Cavenaghi Arte, Milano (a cura di A. Veca). 2006 Lembo di cielo, Galleria Milly Pozzi Arte Contemporanea, Como (a cura di E. Di Raddo). 2004 Parvenze di precarietà, Galleria Arte + arte Contemporanea, Varese (a cura di G. Zanchetti). 2001 1° Premio di Pittura, Accademia Nazionale di San Luca, Roma. 2000 Miart, stand personale Galleria Spaziotemporaneo, Milano. 1999 Decantazione lirica, Spazio Cesare da Sesto, Sesto Calende (VA); La presenza attiva dell’assenza, Galerie Art 7, Nice, Palazzo dei Priori – ex Pinacoteca, Volterra (PI), Galleria Ellequadro, Genova e Galleria Spaziotemporaneo, Milano (a cura di L. Caramel). 1997 Miart, stand personale Galleria Spaziotemporaneo, Milano; La forma nella materia, Galeria Lourdes Jáuregui, Zaragoza. 1996 La forma nella materia, Galleria Palazzo Patrizi, Siena (a cura di F. Poli); Duel Art, Villa Borromeo, Cassano d’Adda (MI); Dialogo, con D. Nenciulascu, Galleria Spaziotemporaneo, Milano (a cura di L. Cavadini). 1995 Per contro, con G. Benedini, Castello Visconteo, Trezzo sull’Adda (MI) (a cura di S. Parmiggiani); Il colore dell’ombra, Chiostro di S. Agostino, Pietrasanta (LU) (a cura di R. Bossaglia). 1994 La pittura come scandaglio dell’anima, Galleria La Meridiana, Agrate Brianza (MI) (a cura di L. Cavadini). 1993 Costruzioni dal profondo, Università Collegio Cairoli, Pavia; Villa Borromeo Visconti Litta Toselli, Lainate (MI). 1992 Tracce, Galleria San Fedele, Milano (a cura di M.N.Varga). 1991 Percorsi della materia, Biblioteca Comunale, San Donato Milanese (MI). 1989 Vitalità nell’assenza, Libreria al Castello, Milano. 1988 In presenza dell’assenza, Galleria l’Ariete, Bologna. 1985 Locale polivalente L’Ultimo Metrò, Milano.
Fra le ultime esposizioni collettive ricordiamo:
2026 Melodie del bianco, Studio Masiero, Milano (testo di L.P. Nicoletti). 2025 Melodie del bianco, Oltrearte Artecontemporanea, Conegliano Veneto (TV); Arte in Arti e Mestieri XX+V – La Spiritualità nell’Arte, Scuola di Arti e Mestieri Bertazzoni, Suzzara (MN) (a cura di M. Carrera); VI Biennale di scultura in acqua e in piazza, Palazzo Contarin, Piazzola sul Brenta (PD) (a cura di P. Pin e V. Coen); Spazi di Aria, Accademia dei Georgofili – Logge Uffizi Corti, Firenze (a cura di G. Semeraro); Disseminazioni, Studio d’Arte del Lauro, Milano (a cura di C. Sissa); Fiends, Studio TIAC, Firenze (a cura di G. Semeraro); Schermi d’Arte – Da oggetto a sogno. 23 artisti trasformano il paravento in uno schermo metafisico, Galleria Virgilio Guidi – Cascina Roma, San Donato Milanese (MI), e Colleoni Proposte d’Arte, Bergamo (a cura di A. Barranco Di Valdivieso e M. Di Giovanni). 2024 Schermi d’Arte – Da oggetto a sogno, Villa Borri Manzoli, Corbetta (MI) (a cura di A. Barranco Di Valdivieso e M. Di Giovanni); Arte in Arti e Mestieri XX+IV – 700 Marco Polo – Tra Oriente e Occidente, Scuola di Arti e Mestieri Bertazzoni, Suzzara (MN) (a cura di M. Carrera); Nuovi lirici – Senza considerare il margine, Studio Masiero, Milano (a cura di M. Galbiati). 2023 Fabrica, Vetrine di Artepassante – Passante Stazione Porta Garibaldi, Milano (a cura di R. Galbusera e L.P. Nicoletti); Arte in Arti e Mestieri XX+III – Favoloso Fellini, Scuola di Arti e Mestieri Bertazzoni, Suzzara (MN) (a cura di M. Carrera); V Biennale di scultura in acqua e in piazza, Palazzo Contarini,Piazzola sul Brenta (PD) (a cura di P. Pin e C.C. Frigo); Premio d’arte città di Treviglio – Miracolo!, Spazio Menouno, Treviglio (BG) (a cura di S. Fontana). 2022 Nuovi lirici – Ascolto sensibile, Castello del Monferrato, Casale Monferrato (AL) (a cura di M. Galbiati); Nuovi lirici, Galleria Battaglia, Milano (a cura di A. Battaglia e M. Galbiati); Arte in Arti e Mestieri XX+II – 100% Pasolini, Scuola di Arti e Mestieri Bertazzoni, Suzzara (MN) (a cura di M. Carrera); Le forme dell’aria, Fondazione V. Leonesio, Puegnago del Garda (BS) (a cura di R. Coltrini e M. Maccarinelli); Nuovi lirici, MUVi – Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Viadana (MN) (a cura di P. Conti e M. Galbiati); Un’altra idea di sospensione, Ex Tintostamperia Val Mulini, Como (a cura di R. Borghi e M. Pozzi); Nuove acquisizioni in mostra – la Collezione, Museo della Permanente, Milano. 2021 Dialoghi siciliani – Dimensione astratta, un orizzonte sensibile, Palazzo Duchi di Santo Stefano, Taormina (ME) (a cura di M. Galbiati, S. Filippini e A. Vangelisti); Meccaniche della Meraviglia 15, Parco del Castello di Moniga del Garda (BS) (a cura di A. Morandi e K. Mc Manus); Arte in Arti e Mestieri XX+1 – Dante Eterno 1321–2021, Scuola di Arti e Mestieri Bertazzoni, Suzzara (MN) (a cura di M.Carrera); L’eredità di Dante, Salone Auditorium Giovanni Azzaretti, Fortunago (PV) (a cura di L. Cavallo e P. Jelo). 2020 La giusta distanza 2020, Museo MAACK/Galleria Civica F. Lambertucci, Casacalenda (CB); Arte in Arti e Mestieri 2020, Scuola di Arti e Mestieri Bertazzoni, Suzzara (MN) (a cura di M. Carrera); L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica e al tempo del Covid- 19, Forte di Exilles (TO) e Villa Cernigliaro, Sordevolo (BI) (a cura di P. Zorzi); Canone lirico: la coerenza di un’idea, la voce di un gruppo, Il Fondaco, Bra (CN) (a cura di S. Peira e M.Galbiati); Tempo al tempo – Palinsesti 2020, Chiesa di Santa Maria dei Battuti, San Vito al Tagliamento (PN) (a cura di L.P. Nicoletti); M@D: Monza Arte Diffusa, varie sedi, Monza (MB) (a cura di M. Galbiati e Leo Galleries); #Daiunsegno, Accademia Nazionale di San Luca, Roma.
VALDI SPAGNULO - Materia dell’ombra
a cura di Luca Pietro Nicoletti inaugurazione 21 maggio alle ore 18.30 – 21 maggio – 3 luglio 2026
Studio Masiero, via Villoresi 28, Milano
Come raggiungerci:
metropolitana linea 2, verde – fermata ROMOLO
autobus 74 direzione Famagosta – fermata Carlo Torre/Villoresi www.monicamasiero.it info@monicamasiero.it https://www.instagram.com/studio_masiero/ https://www.facebook.com/studiomasierogallery/ https://twitter.com/monica_masiero https://www.linkedin.com/in/monica-masiero-b952364/